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Come far parlare i giornali della tua impresa: relazioni con i media per PMI

Struttura di un comunicato stampa efficace: titolo, attacco con le cinque domande, citazione e contatti

Un articolo su un quotidiano, un servizio in TV, un’intervista su una testata online: per una piccola o media impresa possono valere più di molti mesi di pubblicità. Perché non li paghi, e perché chi legge sa che non li hai pagati. È credibilità presa in prestito dal giornale.

Il problema è che molte imprese provano a ottenere spazio nel modo sbagliato: mandano comunicati autocelebrativi a indirizzi generici, e poi si chiedono perché nessuno risponda.

Prima regola: ai giornalisti servono notizie

Un giornalista non è interessato alla tua azienda. È interessato a una storia che interessi ai suoi lettori. La domanda da farsi prima di contattarlo è: perché questa cosa dovrebbe interessare a qualcuno che non lavora qui?

Sono notizie, per esempio:

  • un fatto nuovo con un impatto sul territorio: nuove assunzioni, un investimento, un’apertura;
  • un progetto culturale o sociale che coinvolge la comunità;
  • un dato o un’osservazione sul tuo settore che nessun altro ha;
  • una storia di persone: un passaggio generazionale, un percorso insolito, un traguardo;
  • un legame con un tema di attualità, su cui puoi offrire un punto di vista competente.

Non sono notizie: il nuovo logo, il restyling del sito, l’anniversario dei dieci anni senza nient’altro da raccontare.

Come scrivere un comunicato stampa che venga letto

  1. Il titolo dice la notizia. Non il nome dell’azienda, non uno slogan: il fatto.
  2. Il primo paragrafo risponde alle cinque domande: chi, cosa, dove, quando, perché. Se il giornalista legge solo quello, deve avere tutto.
  3. Una citazione vera. Una frase del titolare o di un protagonista che aggiunga un punto di vista, non un elenco di aggettivi.
  4. I dettagli dopo. Numeri, contesto, storia dell’azienda in poche righe.
  5. Contatti chiari e materiale pronto: foto in alta risoluzione, eventuali video, disponibilità per interviste.

Una pagina è la lunghezza giusta. Se serve di più, metti il resto in una cartella stampa allegata.

Costruire relazioni, non liste

Inviare lo stesso comunicato a cinquecento indirizzi non funziona. Molto meglio conoscere dieci giornalisti che si occupano davvero del tuo settore o del tuo territorio: leggere quello che scrivono, capire cosa li interessa, proporre loro solo le storie adatte.

Un giornalista che riceve da te, nel tempo, solo notizie utili inizierà a cercarti quando ha bisogno di un parere sul tuo settore. È lì che le relazioni con i media diventano un patrimonio.

Gli errori che chiudono le porte

  • Chiedere di rileggere l’articolo prima della pubblicazione. Puoi offrirti di verificare dati e nomi, ma il testo è del giornalista.
  • Insistere con telefonate e solleciti. Una sola verifica gentile basta.
  • Non essere disponibili. Se un giornalista chiama, di solito ha bisogno di una risposta in giornata.
  • Confondere la stampa con la pubblicità. Se vuoi controllare ogni parola, la strada è lo spazio a pagamento, non l’ufficio stampa.

Un esempio pratico. Una piccola cantina manda ogni anno un comunicato per presentare la nuova annata, e nessuno lo pubblica. Un anno cambia approccio: racconta che, per affrontare la siccità, ha recuperato un vecchio sistema di raccolta dell’acqua piovana usato dai nonni, riducendo i consumi. Il comunicato va a pochi giornalisti che si occupano di agricoltura e ambiente, con foto e la disponibilità del titolare per un’intervista. La storia esce su un quotidiano regionale e viene ripresa online. La nuova annata compare nell’articolo: questa volta come dettaglio di una notizia, non come notizia in sé.

Le relazioni con i media fanno parte dell’ambito Comunicazione in cui affianco imprese ed enti. Se hai una storia da raccontare e non sai come proporla, scrivimi.