Molti imprenditori diffidano del personal branding. La parola fa pensare a profili social pieni di frasi motivazionali, foto in posa e successi raccontati con troppa enfasi. È comprensibile volerne stare lontani.
Eppure, che lo si voglia o no, ogni imprenditore ha già una reputazione personale. La domanda non è se averla, ma se curarla o lasciarla al caso.
Perché conta per l’azienda
Nelle piccole e medie imprese il titolare è spesso il volto dell’azienda. Clienti, partner, banche e istituzioni scelgono anche in base a chi guida l’impresa: la sua competenza, la sua serietà, la sua visione.
Una reputazione personale solida porta vantaggi concreti: apre porte, facilita gli incontri, rende più credibili le proposte, attira collaboratori di valore. E soprattutto, le persone si fidano delle persone più che dei marchi.
Personal branding senza esibizionismo
Il personal branding che funziona per un imprenditore non è autopromozione. È mostrare con continuità ciò che si sa fare e ciò in cui si crede. Si basa su quattro elementi:
- Competenza: un tema su cui si ha qualcosa da dire, perché lo si pratica ogni giorno.
- Valori: ciò che guida le scelte, raccontato attraverso i fatti.
- Coerenza: ciò che si dice online corrisponde a ciò che si fa offline.
- Generosità: condividere esperienze utili per altri, non solo risultati.
Da dove partire
- Scegli uno o due temi. Non puoi essere esperto di tutto. Meglio essere riconosciuto per una cosa precisa.
- Sistema le basi. Un profilo LinkedIn completo, una foto professionale recente, una breve biografia aggiornata, una pagina sul sito aziendale.
- Scegli pochi canali e usali con costanza. Per la maggior parte degli imprenditori LinkedIn e qualche intervento pubblico sono sufficienti.
- Racconta esperienze, non slogan. Un problema affrontato, un errore da cui hai imparato, un progetto in cui credi.
- Accetta inviti a parlare a convegni, associazioni, scuole, università: sono occasioni preziose di visibilità e relazioni.
- Cura le relazioni. La reputazione si costruisce anche nei rapporti uno a uno.
Quanto tempo serve
Meno di quanto si pensi. Un’ora a settimana per scrivere un contenuto, qualche minuto al giorno per rispondere e commentare, e la disponibilità a cogliere le occasioni pubbliche. La costanza conta più dell’intensità: un contenuto utile ogni settimana per un anno vale più di dieci post in un mese e poi il silenzio.
Gli errori da evitare
Parlare solo di risultati. I traguardi fanno piacere, ma sono le esperienze e le riflessioni a creare interesse.
Copiare lo stile degli influencer. Il pubblico di un imprenditore è fatto di professionisti: apprezza sostanza e misura.
Separare troppo persona e azienda. Il personal branding dell’imprenditore deve rafforzare il marchio aziendale, non fargli concorrenza.
Un esempio pratico
La titolare di un’impresa di pulizie industriali, cinquanta dipendenti, non ha alcuna presenza pubblica. Il suo settore è percepito come poco interessante, ma lei ha costruito un modello di lavoro molto attento alla sicurezza e alla formazione delle persone.
Decide di raccontarlo: un breve contenuto a settimana su LinkedIn su sicurezza, formazione e qualità del lavoro, interventi in due convegni di settore, un’intervista sul giornale locale. In un anno viene invitata a parlare dall’associazione di categoria, due grandi aziende la contattano per un appalto e le candidature spontanee raddoppiano. L’azienda non ha cambiato servizi: è cambiato quanto le persone sapevano di lei.
La reputazione dell’imprenditore è parte della comunicazione di un’impresa. Leggi anche come fare networking per imprenditori, oppure scrivimi se vuoi impostare un percorso.